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Archivio: giustizia
30-06-2008
Di cosa avete paura?![]() Vogliamo prendere le impronte digitali dei bambini rom? Perchè non anche ai bambini italiani? Perchè non a tutti i cittadini che risiedono nel territorio italiano? Accidenti, non capisco come mai la gente abbia cosi tanta paura di dare le proprie impronte digitali e tenerle in una banca dati nazionale a disposizione della polizia. Vi immaginate? Avete trovato delle impronte digitali in una scena del crimine? Perchè cercare quelle del sospettato, recuperarle, e vedere che poi non sono le sue? Se avessimo invece un database completo sarebbe molto più semplice a parer mio. Il problema però è questa maledetta "privacy" tirata in ballo da molti, una privacy che, ripeto, non esiste. Non c'è privacy che tenga se siete sotto indagine, i vostri conti bancari, le vostre telefonate, e se poi viene rivelato un reato dovreste pagarne le conseguenze, altrimenti siete a posto e la vostra tanta amata privacy viene tutelata. Anzi, se non avete nulla da nascondere dovreste tutti stare tranquilli. Il problema è che ci sono molte code di paglia, o timorose probabili code di paglia, della serie "beh, se mi capita di delinquere è meglio stare sicuri". Se un giorno un governo decente chiederà a tutti i cittadini le proprie impronte digitali e quelle degli stranieri che soggiornano nel nostro Paese, io sarò uno dei primi a darle. Non ho paura, perchè dovrei averne? 28-06-2008 La tutela della privacy e le intercettazioni![]() Come fanno i migliori "terroristi" (dove per terrorismo intendo per "metodo di lotta politica consistente nel ricorso sistematico ad azioni perpetrate a scopo intimidatorio e come mezzo di pressione"), i politici nostrani si divertono a diffondere il terrore dell'essere intercettati, dell'essere violati della propria privacy al solo scopo di nascondere le loro malefatte e quelle dei loro amici. Si mente sui numeri. Quando Alfano parla di 100 mila persone intercettate non dice che in verità sono utenze e non utenti. A volte si intercetta lo stesso utente con 10 utenze, ossia 10 cellulari. Chi sa benissimo di essere intercettato non usa mai il suo numero personale, ma altri per depistare, e può essere uno dei 10 in suo possesso. I trafficanti di droga cambiano utenza in continuazione, e gli organi di polizia devono intercettare più utenze fino ad arrivare a quella che interessa per le indagini. Il numero delle intercettazioni viene cosi "gonfiato" dalle ricerche del cellulare buono, che poi sarà quello effettivamente seguito per un maggior numero di tempo. Certo, sono ovviamente aumentate le intercettazioni telefoniche, lo dicono i dati, ma sono anche aumentati i reati, ed è una cosa da non sottovalutare. Il 50 per cento delle intercettazioni a Torino riguardano il traffico di droga, il 15 per cento omicidi consumati o tentati e reati contro la persona e un altro 15 per cento attiene poi alla criminalità organizzata. Sul 20 per cento che rimane la metà è rappresentata da fascicoli a tutela delle cosiddette fasce deboli, cioè di violenze sessuali o di pedofilia, temi in cui è veramente difficile trovare prove che reggano le verifiche dibattimentali. Per arrivare alla condanna di un degenerato che violenta un bambino non basta il disegno di quest'ultimo sulla violenza. Sparano numeri sui costi? Bene, dei 7 miliardi e mezzo di euro dati nel 2007 alla giustizia solo 224 milioni sono stati spesi per gli ascolti, ossia il 3,2 per cento del totale. Inoltre non si considera il guadagno dalle intercettazioni. Ebbene si, a Milano, la "famigerata" dei politici, sulle inchieste delle "scalate bancarie" hanno speso 8 milioni di euro nelle intercettazioni, e i 64 indagati hanno patteggiato versandone 340, soldi che poi sono stati messi a bilancio dello Stato. Parliamo delle spese, tema ancora in voga nonostante tutto. Il 20 per cento dei costi vanno in noleggio delle atrezzature. Perchè invece non le compra e festa finita? Inoltre, la cosa assurda è che bisogna pagare la Telecom, Wind e Vodafone per poter intercettare, quando queste operano in regime di concessione, che viene data dallo Stato. Perchè la Giustizia non può usare una concessione dello Stato per intercettare? E' come se io avessi un auto, la presto ad un amico e per poterla usare gli devo pure pagare. Pagare per usare una cosa che è già mia, è assurdo. Torniamo al tema della Privacy. Chiunque compia malefatte si avvale del diritto alla Privacy, è un classico, e vuole che gli inquirenti non ne vengano a conoscenza. Oggi le intercettazioni possono essere fatte per quei reati che vanno ad una condanna sopra il limite dei 5 anni, ma alzandolo a 10 come vorrebbe il Governo non si potranno più intercettare persone sotto indagine per violenza sessuale, estorsione, usura, truffa per conseguire erogazioni pubbliche, associazione a delinquere e via dicendo. Cioè, per la privacy di chi ha la coda di paglia si andranno a bloccare le indagini per chi di voi viene fatta un estorsione o per chi dei vostri amici, parenti, figli, viene fatta una violenza sessuale. Gli italiani alla fine sono giustizialisti quando vengono toccati di persona o quando vengono toccati i loro cari, ma sembra che in questo momento faccia paura essere intercettati, nascondendosi dietro una privacy che non esiste. Solo se avete commesso un reato o siete sospettati di tale verrete intercettati, e ricordate che il caso dell'sms della Falchi è un reato, quello del giornalista o di colui che le ha pubblicate, punto. Avete qualcosa da nascondere? Io no. L'unico parametro di valutazione della legittimità della pubblicazione delle intercettazioni è l’interesse pubblico. E' cosi da oltre 30 anni e lo dice l’art. 137, comma 3°, D.Lgs. n. 196/2003 (“Codice della Privacy”), dove si permette la diffusione di dati personali nei limiti della “essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico”, così come l’art. 6 del codice di deontologia che ribadisce il principio di essenzialità dell’informazione. L'interesse pubblico, inoltre, è legittimato alla pubblicazione delle intercettazioni non appena vengono depositate a disposizione dei difensori delle parti, caduto quindi il segreto istruttorio. Inoltre, se in un intercettazione ci sono fatti esterni al reato, mettiamo conto quelle di un assessore che parla di denaro intascato grazie ad appalti pubblici in maniera illegale e che poi parla di una notte di sesso con una ragazza, la pubblicazione di quest'ultimo tema viola il diritto alla riservatezza. Come vedete, la privacy è già tutelata, ma cosi come vorrebbe il governo è una privacy anche per le malefatte, per i reati commessi da chi sta al potere e gli amici di questi. E' la difesa di una privacy sbagliata, è la difesa di costi che vengono sventolati senza dire a cosa effettivamente portano, è la difesa di un Presidente del Consiglio e dei suoi amici che si telefonano per raccomandazioni. Io voglio sapere se i miei rappresentanti al governo stanno usando i soldi del mio canone nella maniera esatta, e voglio sapere se ci stanno prendendo per il culo o no. Chi ha paura di essere intercettato ha la coda di paglia. Chi ha paura di avere la sua privacy violata da un intercettazione ha la coda di paglia. Chi cerca di eliminare le intercettazioni ed il loro uso essendone diretto interessato, molto probabilmente ha commesso il reato per la quale si è avviata l'intercettazione. 20-06-2008 Gli stupratori ringraziano Lega e Silvio![]() Vi ricordate di Borghezio e lo “stuprificio”? Bene cari miei leghisti, grazie al vostro governo chi è sotto processo per stupro si vedrà bloccare i processi. E se a stuprare era un extracomunitario clandestino? Tanto fumo e niente arrosto voi della Lega eh? Bravi, continuate a votarli. La sicurezza ve la potete scordare con questi aiutini agli spauracchi che avete creato durante le vostre campagne elettorali. Alla fine siete con Silvio, quello che ha ammesso che chi è al potere, anche se è un delinquente, deve essere intoccabile. Vi meritereste uno stupratore o un pedofilo come Premier. Si, sono abbastanza arrabbiato, fuori di me. Con il provvedimento votato al Senato l’altro giorno mi ritrovo davanti una serie di reati per la quale, se approvato alla Camera, si potranno bloccare i processi. A parte essere incostituzionale per via dell’articolo 112, dove il pm ha l’obbligo di procedere, manderà molti processi in prescrizione e chi aspetta giustizia per violenza, sequestro, truffa, dovrà aspettare. Nessuno tocchi Caino? E chi ci pensa ad Abele? Il governo di certo il governo non pensa a quest’ultimo, e Caino può essere anche Presidente della Repubblica. Guardiamo assieme l’elenco dei processi che saranno bloccati: - Sequestro di persona, estorsione - Bancarotta fraudolenta (ma guarda caso) - Corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio (ma guarda caso, PROCESSO MILLS???) - Detenzione di materiale pedo-pornografico (VAFFANCULO, PURE I PEDOFILI!!!) - Maltrattamenti in famiglia, molestie Avete visto bene cosa c’è scritto qua sopra? Processo Mills rinviato, Superprocura di Napoli che non servirà a niente, i pedofili e violentatori “aiutati” da questo provvedimento, a favore loro come per tanti altri sotto processo. Questa non è certezza della pena, questa non è sicurezza per i cittadini, questa non è giustizia. Del resto, lo stesso Berlusconi nella sua lettera al Senato fa capire che il suo è il governo pro delinquenti. Campagna elettorale fondata su sicurezza, Alitalia, rifiuti campani, ed ecco come in poco tempo l’ha messa a tutti gli italiani. Ai votanti della Lega Nord: contenti eh? Salutate con la manina gli stupratori e pedofili! 4-06-2008 Why not Mastella?![]() Chiesta l’archiviazione per le accuse contro De Magistris ed il suo operato. Leggiamo cosa dice Repubblica: “Non solo ha agito in maniera “assolutamente legittima e corretta“, ma è stato vittima di “pressioni e interferenze” relative ai risultati “ottenuti con le sue inchieste“. E’ un vero e proprio atto d’accusa contro i vertici della Procura di Catanzaro, la richiesta di archiviazione dei magistrati di Salerno, chiamati a indagare sull’operato di Luigi De Magistris.” I politici stanno interferendo troppo con la giustizia, quasi fossero al di sopra della legge, infangando sempre e comunque il detto “la legge è uguale per tutti”. Certo, è in Parlamento che si fanno le leggi, ma farle a proprio scopo è un abuso di potere, e Berlusconi ne è un simbolo. Ora vediamo, “pressioni e interferenze” per via dei risultati ottenuti con le inchieste (”Poseidone”, “Toghe Lucane” e “Why Not”). Why not Mastella? Ricordiamoci che c’è stata anche la richiesta di archiviazione per l’ex ministro della giustizia, ma se non ci fossero state queste intrusioni sarebbe stata ben altra musica. 2-06-2008 Governo-Giustizia: l’ennesimo divorzio
Leggi Ad Personam, condini, indulti, anmistie piduiste, giudici imbavagliati, e via via che l’elenco è lungo. Ecco come le istituzioni sparano addosso alla giustizia nel Paese, ma non solo. Ben 1592 uffici giudiziari italiani rischiano di ritrovarsi chiusi per inaginilità, ospitati in edifici obsoleti, senza fondi, e persino con l’impossibilitati a rispettare le norme anti incendio. E’ quanto segue dalla relazione dello stato della giustizia trasmessa al ministro Alfano. Le somme destinate dalle diverse leggi finanziarie all’edilizia giudiziaria sono estremamente limitate, del tutto insufficenti. Lo stanziamento supera di poco i 34 milioni, mentre per una integrale regolarizzazione dei tribunali e delle procure ce ne servono circa 700 milioni. Il personale (magistrati esclusi) è in allarmante calo. Il blocco delle assunzioni e la mancata sostituzione del turn over ha precipitato le presenze dalle 44027 del 2001 alle attuali 40517. La scopertura degli organici tocca oggi il 13,9%, ridotto all’8 effettivo solo grazie a 1465 lavoratori a tempo determinato e ai comandi delle altre amministrazioni. I picchi si trovano soprattutto a nord, come Bologna, Bolzano, Brescia, firenze, Milano, Torino, Trento, Trieste e Venezia. Il tutto senza contare l’età degli attuali dipendenti, di cui l’età media è di 47 anni. Per quanto riguarda i magistrati, ce ne sono 9153, con una scopertura di 956 posti, pari a oltre il 10% che dovrebbe però essere colmata entro primavera 2010 grazie ai concorsi espletati, già banditi o in via di indizione. Per i dirigenti di seconda fascia si prevedono 408 posti, ma attualmente ne risultano 253, con una scopertura pari al 37,99%. Per gli uffici, le somme dovute ai consumi intermedi che consentono loro di andare avanti (acqua, luce, gas, benzina, autovetture) hanno subito una radicale riduzione, passando da oltre 202 milioni del 2002 ai 107 del 2006, e nonostante l’aumento del 40% nel 2007, nel 2008 c’è stata un ulteriore discesa del -30%. Le spese di cancelleria e per il funzionamento degli uffici sono scesi dai 47 milioni del 2002 ai 27 milioni del 2008: il 58% in meno. I debiti sono un altro duro colpo, dove abbiamo al 31 dicembre 2007 una situazione debitoria di 68 milioni di euro. I crediti dello stato, ossia le somme dovute allo Stato a titolo di pene pecuniarie, sanzioni e spese processuali, sono pari a 502 milioni. La cosa assurda sono i depositi giacenti, penali e civili, ossia le somme sequestrate, chiamate anche “dormienti”, che si aggirano a circa 1 miliardo e 599 milioni. Vai vai Giustizia… sempre più nel precipizio... 18-05-2008 Ci stanno provando
In questi giorni sto rivivendo un po quello che era successo con la Guzzanti e Raiot, per non parlare delle altre epurazioni di regime compiute durante il governo Berlusconi dal 2001 in poi. I personaggi scomodi, quelli che informavano veramente sulla vita dei politici, e che non si comportavano da cagnolini del padrone, non devono avere spazi, e se li hanno: sputtaniamoli, creando un opinione negativa su di loro. Con Grillo è nata la storia dei suoi guadagni, di cui paga legalmente le tasse. C’è chi dice che lui guadagna sulle emozioni della gente: facciamo degli esempi banali, come i guadagni degli attori, dei calciatori, e senza andare tanto lontano, dei reality show a pagamento. Questi guadagnano grazie alle emozioni della gente, ma a differenza di Grillo non avviano processi democratici e di partecipazione civile alla vita del Paese. Inoltre, invece di pensare a Grillo, la gente dovrebbe pensare a chi dichiara 1000 quando il suo dipendente ne dichiara 2000. Filippo Facci ha persino parlato male di lui non solo per i suoi guadagni, ma addirittura sulle sue prestazioni sessuali, violando di fatto la riservatezza. Insomma, in poche parole, deviano o cercano di deviare l’informazione da quello che dice effettivamente Grillo fornendo un’altra informazione, quella delle opinioni che i diretti attaccati hanno su di lui. Travaglio, durante il programma di Fazio, non ha fatto altro che esercitare il diritto alla critica. Una critica che si basa su circostanze documentate da fonti ufficiali. Si tratta di verità putativa, la cui sussistenza esonera il giornalista da qualsiasi responsabilità, riportando fatti ufficialmente veri. D’Avanzo ha scritto un articolo, dove dice che Travaglio si è fatto pagare l’albergo da un mafioso. Intanto bisogna vedere se è vero, perchè basta vedere i tabulati e i documenti dell’albergo citato e delle fatture per verificare se il fatto è realmente successo, e anche se fosse, non fà di Travaglio amico di un mafioso, la sua integrità morale rimane immutata, anche perchè non poteva sapere chi fosse in realtà Aiello. Quello che mi preoccupa di D’Avanzo è il titolo dell’articolo, “Non sempre i fatti sono la realtà“, quasi a smentire tutto ciò che è reale per affondarlo nelle opinioni. Il giornalista cita alla fine come “fatto” le presunte accuse di mafiosità di Travaglio a Schifani (che non è un fatto), mentre il vero fatto, la realtà vera e propria, documentata, sono le frequentazioni passate della seconda carica dello Stato con personaggi mafiosi. Ora è D’Avanzo a dover rispondere dinanzi alla giustizia, dovendo avere a che fare con il requisito della verità. Egli ha saputo del conto d’albergo di Travaglio dall’avvocato di Aiello, e quindi ha acquisito l’informazione da una fonte di secondo grado: la notizia, cioè, proviene non da chi ha pagato il conto di Travaglio (Aiello, fonte di primo grado), ma da qualcuno a cui Aiello l’ha riferita (il suo avvocato, fonte di secondo grado). Ma in verità la fonde non è nemmeno di secondo grado, ma di terzo (se non è stato l’avvocato di Aiello, sarà stata un’altra la fonte), dopo che l’avvocato di Aiello ha smentito di aver avuto contatti con D’Avanzo. Da chi ha preso questa notizia? D’Avanzo ha provato a dare una “lezione” a Travaglio, dicendo di usare il suo stesso metodo. Peccato che ha sbagliato di grosso, siccome Travaglio riporta fonti ufficiali, sui quali pone le sue critiche a Schifani, mentre lui no. L’attendibilità di quanto dice D’Avanzo sta a zero, in mancanza di una seria verifica. “Deviare i fatti per incanalare le opinioni”. Pensiamo al leghista Castelli, che durante l’ultima puntata di Annozero ha citato una possibile querela a Travaglio per quello che aveva detto della maxitangente Enimont e Bossi, dove i fatti, quelli che raccontano veramente la realtà, dimostrano che quest’ultimo è stato condannato in via definitiva. Voglio proprio vedere se esporgono querela, ci sarebbe solo da ridere. Per non parlare della sua accusa, ossia che Travaglio avrebbe scritto che lui è condannato: come lettore dei libri di Marco, dico subito che quanto è stato detto da Castelli è errato. Forse dovrebbe leggerli i libri, invece di parlare per sentito dire. Tuttavia, cosa ha fatto Caselli con queste dichiarazioni? In quest’ondata di “sputtanamento” mediatico contro Travaglio è molto probabile che volesse far credere alla gente che il giornalista dice falsità. 5-05-2008 Nascondersi è da “cani” Internet è un ottimo strumento d’informazione. Ha migliaia di potenzialità positive, ma allo stesso tempo altre negative. Quella che ritengo personalmente più”vigliacca” è il “nascondersi dietro lo schermo“, pensando di essere nel totale anonimato (se si viola la legge, non ci vuole niente a denunciare il fatto e rintracciare il colpevole grazie alla Polizia Postale). E’ come tirare un sasso a qualcuno e nascondere la mano: che coraggio! Tralasciamo questa “vigliaccheria” dell’anonimato, e passiamo ad un altro anonimato, quello riscontrato grazie alla pubblicazione online delle dichiarazioni dei redditi degli italiani. Partiamo da un fatto certo: le dichiarazioni dei redditi degli italiani sono consultabili già da prima di questo evento internettiano dell’Agenzia delle Entrate, ed erano consultabili presso i Comuni. C’è una grossa differenza tra andare in Comune a richiedere tale documentazione e consultarla in rete: in quest’ultima lo si fa in completo anonimato. Leggiamo un articolo dell’avvocato Antonello Tomanelli del foro di Bologna, che spiega chiaramente come stanno esattamente i fatti: “Quando il comune consente l’accesso all’elenco dei contribuenti (con i relativi dati personali) identifica il richiedente e gli mette a disposizione quanto richiesto. Effettua, cioè, quella che il D.Lgs. n. 196/2003 (Codice della Privacy) definisce comunicazione di dati personali, ossia “il dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati […] in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione” (art. 4, comma 1° lett. l). Un’ipotesi lontana anni luce da quanto reso possibile dall’Agenzia delle Entrate mercoledì 30 aprile mettendo a disposizione sul proprio sito gli elenchi dei contribuenti. Per ovvi motivi, nessuno di coloro che ha consultato quegli elenchi on line era stato identificato. In realtà, l’Agenzia delle Entrate ha effettuato quella che il Codice della Privacy definisce diffusione di dati personali, ossia “il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione” (art. 4, comma 1° lett. m). Si badi bene: “a soggetti indeterminati”. In pratica, la messa dei dati personali a disposizione della collettività indiscriminata. Ebbene, l’art. 69 del Dpr n. 600/1973 consente soltanto un’attività di comunicazione dei dati personali relativi ai redditi dichiarati. Comunicazione che avviene attraverso la richiesta di consultazione, attuata nella forma dell’accesso agli atti, preceduta dalla identificazione del soggetto richiedente. Nessuna legge ne consente la diffusione. L’errore (imperdonabile) in cui è incorso il direttore generale dell’Agenzie delle Entrate è proprio l’aver confuso tra loro i (diversissimi) concetti di “comunicazione” e di “diffusione”, consentendo col provvedimento 5 marzo 2008 un’attività di diffusione di dati personali non prevista da alcuna legge, quindi vietata dal Codice della Privacy.” -_-_-_-_-_-_-_-_-_- Concludo per sicurezza: c’è qualcuno che si è infastidito dal titolo del post? Tralasciando l’eventuale malafede dell’infastidito, il titolo è stato scelto prendendo spunto dall’immagine pubblicata con i cani che usano internet. |
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