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23 Settembre 2009
Io cittadino, lui Premier![]() In linea di principio, chi sta in Parlamento, o nelle istituzioni, è un dipendente pubblico anche se eletto, dal consigliere comunale al Presidente della Repubblica. Le elezioni sono una sorta di colloquio di lavoro dove, per un numero limitato di posti, vengono selezionati i dipendenti. Un'azienda, soprattutto se pubblica, se non è contenta dell'operato del dipendente, può licenziare lo scansafatiche, o l'assenteista, o il fannullone, ognuno lo dipinga come vuole, anche alla “Brunetta style”. Come dipendente di una società mi sono preso l'incarico, e la responsabilità, di portare avanti il mio lavoro, di essere onesto e corretto nei confronti di chi mi paga, oltre che corretto ed onesto di fronte alla legge del nostro Paese. Se una sera ogni tre giorni andassi a bere, a divertirmi fino alle 4 del mattino, e il giorno dopo non mi presento in ufficio dicendo di essere ammalato, quindi mentendo al mio datore di lavoro, rischierei il licenziamento. Il datore deve essere sicuro che sono una persona che mantiene gli impegni, altrimenti la fiducia cade e la rottura del rapporto è assicurato. L'anno scorso ho partecipato ad una festa, un venerdì sera, e sono tornato a casa alle 4 del mattino con parecchio alcol in corpo, ma alle 7:30 ero già nel taxi a prendere un collega per prendere l'aereo per Napoli per una trasferta di lavoro di due giorni. Ho lavorato fino a notte, la domenica ero sveglio presto e son tornato a Milano la sera, mantenendo tutti gli impegni presi, grazie anche a tanto tanto caffè. Se non mi fossi presentato avrei avuto grossi, grossi problemi in ufficio, ma l'ho fatto soprattutto perché volevo compiere il mio dovere e dimostrare che sono uno che lavora sodo. Per questo ho la coscienza a posto. E' giusto cosi: ognuno di noi si prende un impegno e bisogna portarlo a termine. Ieri ad allenamento un mio compagno di squadra mi ha detto (in parole povere): “Ma perché te la prendi tanto con Berlusconi? Se il mio presidente tromba anche a quell'età ed è un macho mi sta bene”. Parecchi pensano in questa maniera, purtroppo, perché si fermano alla “passera”. Berlusconi è un dipendente del popolo, è un nostro dipendente, viene pagato per portare avanti un Paese e compiere con rigore e responsabilità gli impegni nazionali e internazionali. Se invece diserta i propri impegni per divertirsi, come dimostra l'articolo dell'Espresso grazie alla ricostruzione fatta con le date dei festini e gli impegni disertati, se ne deve andare a casa, come succede in ogni impresa con i propri dipendenti. Tralascio le questioni legate alla famiglia, alla morale anche cristiana cattolica, perché ormai si è toccato il fondo e si sta scavando su questo, parliamo poi di un uomo che ha avuto una figlia fuori dal matrimonio (Barbara, infatti, è nata prima ancora che Silvio divorziasse da Carla Dall'Oglio). La questione è l'impegno mancato a favore della “passera” a carico nostro (essendo, appunto, un dipendente del popolo italiano, ha perso tempo del suo lavoro, comunque pagato). Silvio però è il Premier paraculato che Brunetta non si sognerebbe di criticare, mica un comune cittadino lavoratore che, scusate il termine, deve farsi il culo per andare avanti. |
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