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28-06-2008
La tutela della privacy e le intercettazioni![]() Come fanno i migliori "terroristi" (dove per terrorismo intendo per "metodo di lotta politica consistente nel ricorso sistematico ad azioni perpetrate a scopo intimidatorio e come mezzo di pressione"), i politici nostrani si divertono a diffondere il terrore dell'essere intercettati, dell'essere violati della propria privacy al solo scopo di nascondere le loro malefatte e quelle dei loro amici. Si mente sui numeri. Quando Alfano parla di 100 mila persone intercettate non dice che in verità sono utenze e non utenti. A volte si intercetta lo stesso utente con 10 utenze, ossia 10 cellulari. Chi sa benissimo di essere intercettato non usa mai il suo numero personale, ma altri per depistare, e può essere uno dei 10 in suo possesso. I trafficanti di droga cambiano utenza in continuazione, e gli organi di polizia devono intercettare più utenze fino ad arrivare a quella che interessa per le indagini. Il numero delle intercettazioni viene cosi "gonfiato" dalle ricerche del cellulare buono, che poi sarà quello effettivamente seguito per un maggior numero di tempo. Certo, sono ovviamente aumentate le intercettazioni telefoniche, lo dicono i dati, ma sono anche aumentati i reati, ed è una cosa da non sottovalutare. Il 50 per cento delle intercettazioni a Torino riguardano il traffico di droga, il 15 per cento omicidi consumati o tentati e reati contro la persona e un altro 15 per cento attiene poi alla criminalità organizzata. Sul 20 per cento che rimane la metà è rappresentata da fascicoli a tutela delle cosiddette fasce deboli, cioè di violenze sessuali o di pedofilia, temi in cui è veramente difficile trovare prove che reggano le verifiche dibattimentali. Per arrivare alla condanna di un degenerato che violenta un bambino non basta il disegno di quest'ultimo sulla violenza. Sparano numeri sui costi? Bene, dei 7 miliardi e mezzo di euro dati nel 2007 alla giustizia solo 224 milioni sono stati spesi per gli ascolti, ossia il 3,2 per cento del totale. Inoltre non si considera il guadagno dalle intercettazioni. Ebbene si, a Milano, la "famigerata" dei politici, sulle inchieste delle "scalate bancarie" hanno speso 8 milioni di euro nelle intercettazioni, e i 64 indagati hanno patteggiato versandone 340, soldi che poi sono stati messi a bilancio dello Stato. Parliamo delle spese, tema ancora in voga nonostante tutto. Il 20 per cento dei costi vanno in noleggio delle atrezzature. Perchè invece non le compra e festa finita? Inoltre, la cosa assurda è che bisogna pagare la Telecom, Wind e Vodafone per poter intercettare, quando queste operano in regime di concessione, che viene data dallo Stato. Perchè la Giustizia non può usare una concessione dello Stato per intercettare? E' come se io avessi un auto, la presto ad un amico e per poterla usare gli devo pure pagare. Pagare per usare una cosa che è già mia, è assurdo. Torniamo al tema della Privacy. Chiunque compia malefatte si avvale del diritto alla Privacy, è un classico, e vuole che gli inquirenti non ne vengano a conoscenza. Oggi le intercettazioni possono essere fatte per quei reati che vanno ad una condanna sopra il limite dei 5 anni, ma alzandolo a 10 come vorrebbe il Governo non si potranno più intercettare persone sotto indagine per violenza sessuale, estorsione, usura, truffa per conseguire erogazioni pubbliche, associazione a delinquere e via dicendo. Cioè, per la privacy di chi ha la coda di paglia si andranno a bloccare le indagini per chi di voi viene fatta un estorsione o per chi dei vostri amici, parenti, figli, viene fatta una violenza sessuale. Gli italiani alla fine sono giustizialisti quando vengono toccati di persona o quando vengono toccati i loro cari, ma sembra che in questo momento faccia paura essere intercettati, nascondendosi dietro una privacy che non esiste. Solo se avete commesso un reato o siete sospettati di tale verrete intercettati, e ricordate che il caso dell'sms della Falchi è un reato, quello del giornalista o di colui che le ha pubblicate, punto. Avete qualcosa da nascondere? Io no. L'unico parametro di valutazione della legittimità della pubblicazione delle intercettazioni è l’interesse pubblico. E' cosi da oltre 30 anni e lo dice l’art. 137, comma 3°, D.Lgs. n. 196/2003 (“Codice della Privacy”), dove si permette la diffusione di dati personali nei limiti della “essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico”, così come l’art. 6 del codice di deontologia che ribadisce il principio di essenzialità dell’informazione. L'interesse pubblico, inoltre, è legittimato alla pubblicazione delle intercettazioni non appena vengono depositate a disposizione dei difensori delle parti, caduto quindi il segreto istruttorio. Inoltre, se in un intercettazione ci sono fatti esterni al reato, mettiamo conto quelle di un assessore che parla di denaro intascato grazie ad appalti pubblici in maniera illegale e che poi parla di una notte di sesso con una ragazza, la pubblicazione di quest'ultimo tema viola il diritto alla riservatezza. Come vedete, la privacy è già tutelata, ma cosi come vorrebbe il governo è una privacy anche per le malefatte, per i reati commessi da chi sta al potere e gli amici di questi. E' la difesa di una privacy sbagliata, è la difesa di costi che vengono sventolati senza dire a cosa effettivamente portano, è la difesa di un Presidente del Consiglio e dei suoi amici che si telefonano per raccomandazioni. Io voglio sapere se i miei rappresentanti al governo stanno usando i soldi del mio canone nella maniera esatta, e voglio sapere se ci stanno prendendo per il culo o no. Chi ha paura di essere intercettato ha la coda di paglia. Chi ha paura di avere la sua privacy violata da un intercettazione ha la coda di paglia. Chi cerca di eliminare le intercettazioni ed il loro uso essendone diretto interessato, molto probabilmente ha commesso il reato per la quale si è avviata l'intercettazione. Commenti (1) Veramente dura trovare parole per il regno della disinformazione che governa l'Italia. Non saprei da dove iniziare e non trovo le parole adeguate per esprimere il mio pensiero, anche se adesso non correrei più il rischio di essere intercettato, almeno fino a quando esprimere il proprio pensiero non sarà un reato! Un abbraccio
Autore:
Ermal Papapano |
28.06.08 15:13
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