SOSTENIAMO PINO MASCIARI!!! NON LASCIAMOLO SOLO!!!

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Non c’è da stupirsi del profondo rispetto che c’è tra i due, e da tempi ben lontani.

Nel 1984 Berlusconi acquista Rete 4 dalla Mondadori, ma gli vengono sequestrati gli impianti per le trasmissioni illegali di programmi in “interconnessione”, cioè in contemporanea su tutto il territorio nazionale. Craxi vara un decreto urgente (il primo “decreto Berlusconi”) per legalizzare la situazione illegale. Il decreto non viene convertito in legge perché incostituzionale, ma Craxi ne vara un altro (il secondo “decreto Berlusconi”), minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di nuova bocciatura del decreto. Il baratto del gennaio 1985: via libera al secondo “decreto Berlusconi” del governo Craxi, in cambio di Raitre al PCI.

Il provvedimento, tuttavia, valeva solo sino all’approvazione della legge generale sul sistema radiotelevisivo, e comunque non oltre sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto. Furbescamente, grazie agli stratagemmi burocratici del periodo, il decreto venne riformulato e si rinviava in continuazione attraverso proroghe. Infine, il 3 gennaio 1986, Giuliano Amato, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, dirama un comunicato in cui si dice che il provvedimento resta in vigore senza bisogno di proroghe.

Nel 1988, il decreto viene bocciato dalla Consulta: per la Suprema Corte, il duopolio è la negazione del pluralismo.

Il Parlamento vara infine la legge Mammì nel 1990: convertito in legge dalla Camera il 31 gennaio, arrivò il voto al Senato sul filo del rasoio. Lunedi 4 febbraio, ultimo giorno disponibile, Cossiga contingentò il tempo degli interventi per non far perdere tempo al decreto tanto voluto da Craxi. Giuseppe Fiori cercò ogni stratagemma procedurale facendo arrivare il voto alle 11:30 di sera: il capogruppo del PCI Gerardo Chiaromonte gli spiegà che l’ordine era di votare contro, ma di far passare il decreto. L’indicazione arrivò dall’allora responsabile del PCI per le comunicazioni, Walter Veltroni, lo stesso che nel 1988 disse: «Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima… Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera…».

Berlusconi può cosi tenersi le televisioni (nel frattempo è entrato anche nel business di Telepiù) e Mondadori, dovendo soltanto “liberarsi” de Il Giornale (che viene girato nel ‘90 al fratello Paolo).

Oggi, 15 maggio 2008, Berlusconi e Veltroni vanno a pranzo assieme per parlare delle riforme per il paese. “Vecchi amici si incontrano nuovamente”.

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Tags: Politica Italiana
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Tutti gli occhi sono puntati su Travaglio e Schifani, ma soprattutto sul giornalista. Il primo dribbling compiuto dall’attuale sistema d’informazione italiano è stato farvi pensare a Travaglio ma non a Schifani e il suo passato, citato appunto dallo stesso giornalista.

Travaglio non ha nessuna colpa, anzi, tutti dovrebbo pensare cosa ha detto effettivamente, e andare a cercare la verità delle cose. La prima di tutte è che Schifani non ha replicato a quanto è stato detto sui suoi rapporti con mafiosi. Per ora si è solo accusato Travaglio di aver parlato male del Presidente del Senato. Un po come per Grillo al V2Day su Napolitano. Lo ha definito “Morfeo“, ma c’è un perchè! Tutti a guardare il dito, ma non la luna, e il dribbling dell’informazione ha colpito nel segno, facendo cadere a terra i fatti e facendo passare l’opinione di parte.

Sentite tanto parlare del “contraddittorio” dopo quello che ha detto Travaglio, ma fino ad ora non c’è stato: solo opinioni e la scomparsa dei fatti (vi consiglio di leggere questo libro e capirete le tecniche di distrazione di massa). Leggete un po cosa hanno detto Sgarbi e Mastella, senza contradditorio: link1 - link2.

Sgarbi, per quello che ha detto su Caselli, è stato condannato in via definitiva per diffamazione aggravata, mentre Travaglio, per aver raccontato dei legami di Schifani, non verrà condannato, dato che i soci della società Sicula Brokers, di cui lo stesso Schifani era socio, sono già stati condannati per mafia.

Però c’è anche un altro dribbling, e cioè che non si parla più di Alitalia: uno dei temi più caldi della passata campagna elettorale, principale dal punto di vista mediatico, è improvvisamente scomparso.

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Tags: Controllo Media · Censura · Politica Italiana · Comunicazione
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(Lirio Abbate, cronista anti-mafia)

L’appello di Napolitano: esempio contro la mafia
«Lo stesso Presidente della Repubblica è rimasto colpito dal richiamo di Abbate, dal suo appello perché sia “tenuta sempre alta la guardia”, con la più efficace mobilitazione dello Stato e della società civile». Lo scrive Pasquale Cascella, il consigliere del Presidente della Repubblica per la stampa e l’informazione, in una lettera al direttore dell’Ansa Giampiero Gramaglia, dopo il caso del cronista Lirio Abbate della sede palermitana dell’agenzia di stampa minacciato dalla mafia. Cascella scrive ancora che il comportamento di Abbate è «espressione di dignità e di partecipazione al necessario sforzo di tutti - dalle istituzioni e le strutture dello Stato alle organizzazioni politiche e alle espressioni più vive della società - per garantire la legalità, la sicurezza e la giustizia contro ogni minaccia e violenza della criminalità organizzata. È questo moto di coscienza civile che il Presidente della Repubblica vuole sostenere, anche esprimendo a Lirio Abbate i suoi sentimenti di solidarietà e di augurio». (La Stampa)

Abbate, insieme a Peter Gomez, ha scritto un libro intitolato “I complici - Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento“, dove tra l’altro, oltre a Cuffaro (UDC), di Crisafulli (PD) fino a Schifani (PDL-FI), e fino ad ora non è stato querelato per quanto ha scritto. Attualmente vive sotto scorta.

Marco Travaglio racconta quanto scrive Abbate su Schifani, ma quale dei due giornalisti è stato attaccato per quello che ha detto? Ovviamente quello che non è stato lodato da Napolitano.

C’è una frase, che Travaglio ha detto alla Fiera del libro a Torino, che rispecchia la realtà dell’informazione italiana: “Ci sono dei fatti che si possono citare nei libri ma non in televisione. Allora dico che in tv non si può dire la verità“. Aggiungo: ci si deve preparare ad ogni forma di attacco se provi a dire la verità in televisione, e Travaglio lo sa bene, dal 2001. Regime.

Conclusione: Napolitano si degnerà mai di lodare Travaglio per aver riportato i fatti scritti dal cronista antimafia Abbate?

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Ci sono dei fatti che si possono citare nei libri ma non in televisione. Allora dico che in tv non si puo' dire la verita'.La televisione è in mano ai politici, alla casta. (Marco Travaglio, Fiera del libro di Torino 2008, in seguito agli attacchi ricevuti dai politici del PD e PDL per aver parlato di Schifani, neo Presidente del Senato, e i rapporti con la mafia, fatti riportati dal giornalista antimafia Abbate nel suo libro 'I complici')