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6 Ottobre 2009
Il cittadino non informato o informato male è meno libero![]() Il tema di questi ultimi giorni è quello della libertà d'informazione. Sabato 3 ottobre c'è stata una manifestazione, a Piazza del Popolo, proprio per ribadire il diritto di sapere e il dovere di informare. C'è chi critica l'iniziativa della Federazione Nazionale Stampa Italiana: “Libertà di stampa in pericolo? Assurdo” (Minzolini, direttore TG1). Certo, se si è allineati con le idee del governo non c'è pericolo di bavaglio per certi personaggi. Spunta cosi la tesi della “querela di parte”: secondo alcuni la manifestazione è nata in seguito alle denunce fatte da Berlusconi contro i “giornali oppositori”, mentre non è mai stata fatta una manifestazione contro le denunce del centrosinistra contro i giornali di destra, specie Il Giornale. Di Pietro ne ha fatte di denunce a Il Giornale, tutte fin'ora vinte. Il problema non è la denuncia in se, dove tutti, da Berlusconi a Di Pietro, possono difendere il proprio “onore” e sarà la giustizia a fare il suo corso (salvo “Lodi Alfano”), Il problema sta quando si detiene il potere dell'informazione, come il potere sulla televisione pubblica, dove vengono spartiti ruoli strategici per impedire che determinate informazioni vengano divulgate ai cittadini. Per fare un esempio, il direttore del TG1 Minzolini non dirà mai che la Mondadori è stata illegalmente acquistata da Berlusconi grazie ad un processo farsa dove c'è stata una sentenza definitiva per corruzione che ha agevolato le operazioni del suo Signore d'Arcore. Se invece tale informazione, vera, venisse citata da un Santoro di turno nascerebbe una polemica utile solo a delegittimare il servizio informativo ostile al governo o, meglio, al Presidente del Consiglio. Un Minzolini non diffonderebbe mai le inchieste di Report ostili a chi lo ha piazzato nella sua poltrona, mentre la Gabanelli e i suoi collaboratori si difendono dalle numerose querele uscendone sempre vincitori. E cosi come Minzolini anche Vespa sta molto attento a non raccontare simili verità. Al contrario sembra che siano pagati per nascondere certe verità. C'è da dire inoltre la palese scelta delle trasmissioni per farsi annunciare ai cittadini come i salvatori della patria. Un Berlusconi non andrebbe mai da Santoro, preferisce mandarci i legali Ghedini & Co per diffenderlo. Lui preferisce Vespa, almeno quello il baciamano glielo fa. Concludo con una frase “Il cittadino non informato o informato male è meno libero“. Con questa televisione, controllata palesemente dal governo e dal suo supremo padrone, il cittadino non viene informato a dovere. 4 Ottobre 2009Napolitano non è il mio Presidente![]() Sono stufo di sentir parlare di rispetto ad un istituzione. Al diavolo questo rispetto, perché dietro ad un "titolo nobiliare” c'è un essere umano che deve essere degno di portarlo. Se ci fosse Totò Riina come Presidente del Senato lo rispettereste? E se al posto di Fini ci fosse Provenzano? E se al posto di Giorgio Napolitano, al ruolo di Presidente della Repubblica, ci fosse Mangano? Io no! Mi sono stufato di questo Presidente della Repubblica. Non mi rappresenta, mi rifiuto di considere “primo cittadino italiano” una persona che firma una legge come quella dello scudo fiscale approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso venerdì. Voi direste: “eh, ma se rifiuta il testo torna alle camere per essere rivisto tornerà ugualmente e sarà obbligato, come dice la Costituzione Art.74, firmare”. Però tale articolo della Costituzione dice chiaro e tondo che può, con un messaggio motivato, chiedere alle Camere di fare una nuova deliberazione, quindi si può allungare il tempo perché i delinquenti non se ne approfittino e magari, insistendo, i 23 deputati del PD potrebbero presentarsi e votare contro. Cioè, un minimo di speranza. Ma “quale speranza posso sperare” da un uomo anziano come Napolitano? Cosa posso aspettarmi da uno come lui? Niente, è un bambolotto di pezza in mano al Governo. Non esercita per niente il suo dovere di Presidente della Repubblica, è semplicemente il firmatario finale dello Stato di Mafia. Quest'uomo, anziano e arrendevole, non sta rispettando l'articolo 91 della Carta Costituzionale di cui dovrebbe essere garante. Dopo il Lodo Alfano, di cui avremo risposta di incostituzionalità della Corte Costituzionale il 6 ottobre (siccome viola palesemente l'articolo 3 come il vecchio Lodo Schifani e sempre se tutto va bene nonostante i compagni di cene del Presidente del Consiglio), questa è la sua seconda e grave mancanza, siccome tale provvedimento è palesemente a favore della malavita, ai veri “ladri di Stato”, ai mafiosi, un'amnistia in piena regola dove si depenalizzano reati gravi contro lo Stato, contro tutti i cittadini onesti che pagano le tasse, ribadisco, onestamente. Anzi, è ancora peggio: l'amnistia si applica solo ai reati commessi antecedentemente alla presentazione del disegno di legge, mentre questo scudo fiscale non prevede tale limite temporale grazie all'anonimato e al fatto che non sono previsti controllo di quando il denaro è fuoriuscito dal Paese. Il Presidente della Repubblica, vista tale accanimento contro i principi costituzionali, poteva avvalersi dell'articolo 88 della Carta: “può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse”. Giorgio Napolitano non è il mio Presidente della Repubblica. Non ha, a mio parere, lo spessore politico e morale per continuare ad esercitare tale funzione. Al contrario suo, Presidenti come Ciampi sono veri difensori della nostra democrazia (non firmò la prima volta, come prevede la Carta, la legge sulle TV nel 2003, e come non firmò la legge Pecorella). Ciampi aveva le palle, Napolitano no. 30 Settembre 2009Come la Mafia userà lo scudo fiscale![]() Vamos a la playa? Il pentito della N'drangheta Francesco Fonti raccontò a suo tempo dell'esistenza di tre imbarcazioni, dichiarandone trenta “navi a perdere”, affondate in Liguria tra La Spezia e Genova contenenti rifiuti tossici, e di un'altra nave affondata al largo di Livorno contenente un carico di scorie di un'industria farmaceutica. Le testimonianze del pentito allargano la ricerca dei relitti fino in Calabria, dove è stata trovata a inizio settembre un'imbarcazione che, secondo la testimonianza, conterrebbe 120 fusti di materiale tossico. Gli accordi tra N'drangheta e armatori avrebbero assicurato alle famiglie un incassato di 75000 euro per nave. Fonti va oltre la N'drangheta (leggi le testimonianze): vengono citati l'ex ministro della Difesa Lelio Lagorio, l'ex sottosegretario ai Trasporti Nello Vincelli, fino ad arrivare a due collaboratori del Sismi, Giorgio Giovannini e Giovanni Di Stefano. Pensate, questi ultimi avrebbero chiesto alla famiglia di San Luca la disponibilità di trasportare fusti tossici e radioattivi in Somalia per conto di aziende italiane. Secondo il pentito, il segretario del Psi Bettino Craxi era a conoscenza di questi movimenti, ma non se ne occupava direttamente, lasciava il lavoro sporco ad altri. Da sottolineare un'interessante scambio di battute tra Fonti e l'ex Ministro degli Esteri Gianni De Michelis:
Gianni De Michelis: "Per quanto ci riguarda, noi politici possiamo far trasportare quello che ci pare. Usiamo la ‘ndrangheta solo perche’ ci e’ piu’ comodo. Eh si’, senza noi politici, voi criminali non esistereste nemmeno."
Francesco Fonti: "Puo’ darsi, ma in Parlamento ci state grazie ai nostri voti." Fate un rapido conto: se per ogni nave, 30, la N'drangheta avesse guadagnato 75000 e avesse nascosto all'estero i capitali, per un totale di 2250000 euro, con lo scudo fiscale del governo Berlusconi potrebbero farla franca, rimpatriando in terre italiche un quantitativo di denaro sporco di cui il governo prenderebbe solo spiccioli (112500 euro) come tangente per l'immunità. La chiave di volta di questa impunità sta nel totale anonimato del pagamento di questa “tangente allo Stato”. Un mafioso, un terrorista o un trafficante di video pedo pornografici che ha del denaro sporco in un conto all'estero può farlo tornare in Italia, nel suo conto, pagando allo Stato attraverso la banca solo il 5% e in totale anonimato. E se mai un giorno, attraverso qualche scorciatoia, riuscissero ad arrivare all'intestatario del conto scatterebbe comunque la norma dello scudo: avendo pagato la “tangente” resterebbe impunito. Questo scudo fiscale, che è peggio di un condono, impedisce non solo alle forze dell'ordine, alla magistratura, di indagare sui conti esteri di certi personaggi, che potrebbero per sicurezza far rientrare i capitali, ma garantisce un “finanziamento” alla malavita organizzata. Concludo: non sarà lo Stato a recuperare parte di quei 300 miliardi di euro l'anno evasi dal fisco (dati gruppo consulting KRLS Network), ma i delinquenti. Il Mediterraneo ringrazia. |